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Itinerari advanced

2.3 - Isola d' Elba, Isola di Capraia, Corsica, Sardegna, Isola di Giannutri, Isola del Giglio

Giorno 1
Marina di Scarlino – Portoferraio
Tappa: Cerboli
Dopo una bella colazione, lasciamo la Marina di Scarlino per Portoferraio, la piccola “capitale” dell'Isola d'Elba che assunse un ruolo di importanza internazionale con l’esilio di Napoleone.
D’obbligo una piccola deviazione per un bagno all’isolotto di Cerboli, nel Canale di Piombino. Il suo mare azzurro e cristallino ci farà subito respirare aria di vacanza.
Arrivando a Portoferraio, possiamo ormeggiare nell’antico approdo frequentato, nel passato, da etruschi, greci e romani, la “Darsena Medicea”, oppure presso gli ormeggi del Cantiere “Esaom Cesa”. C’è sempre la possibilità di ancorarci in rada. Alle spalle del porto “Darsena Medicea” vive Portoferraio e il suo centro storico, con gli splendidi scorci e l'atmosfera allegra e dinamica, bar e ristoranti caratteristici, negozi e boutique.
Portoferraio fu fondata per volere di Cosimo I, granduca di Toscana, da cui la città prese il suo primo nome (Cosmopoli) nel 1548, concepita come distretto militare per difendere le coste del Granducato e dell'isola d'Elba. La città, exclave toscana del Principato di Piombino, all'inizio era solo un insieme di fortificazioni (ancora visitabili e ben conservate), come i tre forti: Forte Stella, Forte Falcone e la Linguella e la bellissima cinta muraria, i cui resti, ancora in buono stato e resi abitabili, circondano il centro storico di Portoferraio. Ancora oggi è in gran parte visibile l'imponente cortina di bastioni che dalla rada si eleva fino al Forte del Falcone. Rimase sotto il controllo del Granducato di Toscana fino al XVIII secolo quando l'isola, per la sua posizione strategica, si trovò al centro di una guerra tra Francia, Austria e Inghilterra. Nell'aprile 1814, l'isola fu affidata a Napoleone Bonaparte come sede del suo primo esilio che scelse Portoferraio come capoluogo dell'isola. Nella città sono ancora presenti e visitabili le due ville che furono sua residenza, quella di San Martino e la Villa dei Mulini.
Fu con il regno dell'imperatore francese, che Portoferraio e tutta l’isola, crebbe in importanza e modernità in maniera esponenziale, grazie alle infrastrutture create e alla valorizzazione delle miniere di ferro di Rio Marina. In questo periodo Portoferraio divenne il porto adibito al trasporto del ferro dalle cave elbane al continente, e da cui deriva il nome attuale.
Più avanti Portoferraio tornò sotto il dominio del Granducato di Toscana fino all'Unità d'Italia nel 1860. L'isola d’ Elba e Portoferraio conobbero un periodo economicamente stabile, grazie ai giacimenti, fino agli anni settanta, quando l'industria del ferro entrò in crisi. Le miniere vennero smantellate rapidamente ma Portoferraio, grazie alle sue spiagge, seppe aprirsi all'industria del turismo, che ancora oggi rappresenta la principale fonte di ricchezza.
Da non perdere: il panorama meraviglioso dal faro di Forte Stella. Tutto attorno l'Isola d'Elba con il suo mare e il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. 
 
Giorno 2
Portoferraio – Isola di Capraia
Molliamo gli ormeggi alla volta dell’isola di Capraia. Rocciosa e vulcanica, solitaria e lontana, diventa tappa obbligatoria per gli amanti della vela e del mare. L’isola di Capraia è molto esposta ai venti di libeccio, scirocco e maestrale: meglio ormeggiare nel piccolo porto dell’isola o approfittare delle boe in rada. È un’ oasi perfetta per chi ama lo snorkeling, le immersioni subacquee e le nuotate solitarie.
Anticamente chiamata “Aigylion” dai greci e poi “Capraria” dai romani, il suo nome deriverebbe dalla presenza di capre selvatiche sull'isola, ma secondo un'altra ipotesi potrebbe derivare da “karpa” con il significato di «roccia». Nel 1055 fu conquistata dai pirati Saraceni, poi fu dominata dai Pisani e passò definitivamente sotto l'orbita di Genova dopo la battaglia della Meloria, che vi pose la signoria Jacopo de Mari nel 1430. Dal 1540 viene costruita dai genovesi la fortezza di San Giorgio e le tre torri di avvistamento Torre del Porto (1541), Torre dello Zenobito (1545) e Torre delle Barbici (1699) per poter scorgere le navi dei pirati ed evitare le incursioni. Dopo l'annessione dell'ex Repubblica di Genova al Regno di Sardegna col Congresso di Vienna del 1814 e la proclamazione del Regno d'Italia, fece parte della provincia di Genova fino al novembre 1925, quando passò alla provincia di Livorno. Dal 1873 al 1986 è stata anche sede di una colonia penale.
 
Giorno 3
Isola di Capraia – Saint Florent
Prendiamo il largo: meta Saint-Florent! La piccola cittadina, estremamente legata alla sua storia, è circondata da belle spiagge, calette e rade e pullula di vita.
La storia di Saint-Florent risale all’epoca romana, ma fu in età cristiana che la città ebbe un’importante espansione, anche se inizialmente il centro si sviluppò lontano dal mare e dalla costa, come testimonia l’antica Cattedrale di Nebbio. Fu solo più tardi, che la cittadina si spostò nella rada di Fornali, occupando la piccola penisola con il vecchio quartiere marinaro e la Cittadella, che quasi si fondono creando una perfetta armonia architettonica. La fortezza genovese è una costruzione particolare e insolita rispetto alle tipiche roccaforti corse. Edificata poco prima della metà del 1400, venne completata solo nel 1568 e le sue linee sono quelle tipiche di alcune rocche genovesi.
 
Giorno 4
Saint Florent – Calvi
Tappa: Saleccia
Issiamo le vele: Calvi ci sorprenderà! Facciamo una pausa per un tuffo prima di arrivare a destinazione: Saleccia è perfetta, bella spiaggia di sabbia bianca e mare cristallino.
Calvi è una città racchiusa tra mare e montagna, ci attrae per le mura della cittadella spinte in mezzo all’acqua cristallina, l’immensa baia e la bellissima spiaggia che sembra infinita.
Abitata già nel Neolitico dal popolo corso dei Cervini, solo sotto l'imperatore Tiberio venne abitata stabilmente. La città fu, poi, distrutta dai Vandali e dai Saraceni, durante i loro saccheggi.
Nel 1268 un vassallo corso di Genova, Giovaninello de Loreto, la rifondò, colonizzandola con famiglie provenienti dalla Liguria; anche Calvi, come Bonifacio, ottenne molti privilegi dalla Signoria genovese per la sua fedeltà alla Repubblica, fedeltà che appare tuttora nel suo motto (“Civitas Calvi semper fidelis”, “La città di Calvi sempre fedele”). La città fu fortificata da Giovanni degli Avogari, per farne un punto perfetto d'appoggio militare e divenne nota per la sua inespugnabilità. Questa è dimostrata dai molti attacchi subiti nel 1553 da turchi e francesi, che però non riuscirono a farla cadere. Nel 1768 fu l'ultima città della Corsica a entrare a far parte della Francia. Nel 1793-1794 fu una roccaforte francese contro Pasquale Paoli, infatti vi si rifugiò Napoleone Bonaparte tra il maggio e il giugno 1793 e per questo venne distrutta dall'ammiraglio inglese Orathio Nelson.
 
Giorno 5
Calvi – Ajaccio
Navighiamo verso Ajaccio! La capitale corsa ci affascinerà per la sua immensa storia. Ajaccio è una città unica e magica: i mercati animati e le viuzze della città vecchia sono imperdibili.
Prende il nome dal greco Agation (cioè “buon porto”) per la sua favorevole posizione geografica. Successivamente, sotto la dominazione romana prese il nome di Adiacium e poi Ajax. Conquistata dai Vandali e dai Longobardi, intorno all'anno Mille venne occupata dai pisani e in seguito passò ai genovesi, che nel 1492 vi costruirono una cittadella fortificata e la popolarono con famiglie della Lunigiana, tra cui i Buonaparte, che arrivarono ad Ajaccio nel 1510. In seguito si ingrandì anche grazie alla migrazione degli abitanti delle zone interne dell’isola. I francesi arrivarono ad Ajaccio per la prima volta nel 1553, ma nel 1559 venne restituita ai genovesi con la pace di Cateau-Cambrésis. Nel Settecento si trasformò in una roccaforte degli indipendentisti di Pascal Paoli, ma nel 1768 fu occupata di nuovo dai francesi in seguito al Trattato di Versailles. Nel 1769 vi nacque il suo cittadino più illustre: Napoleone Bonaparte. Dal 1793 al 1796 fu parte del regno anglo-corso di Pascal Paoli, per ritornare definitivamente alla Francia nel 1796. Nel 1811 ricoprì un ruolo di estrema importanza diventando capoluogo di tutta l'isola in sostituzione di Bastia. Durante la Seconda guerra mondiale, nel novembre 1942 fu occupata dagli italiani, a cui si sostituirono, dopo l'8 settembre 1943, le truppe tedesche. Il 10 settembre 1943 fu liberata dai partigiani corsi e dalle truppe italiane, che avevano rifiutato di arrendersi ai nazisti e si erano unite alla Resistenza locale. Il 13 settembre 1943 vi sbarcarono truppe algerine e fu il primo capoluogo di dipartimento della Francia metropolitana ad esser liberato.
Da non perdere: assaggiate i piatti tipici, vi faranno perdere la testa.
 
Giorno 6
Ajaccio – Bonifacio
Prua su Bonifacio! La stupenda città, al di là delle Bocche di Bonifacio, è arroccata su un piccolo fiordo calcareo, il panorama sul mare e le spiagge sotto le alte scogliere sono sensazionali.
La storia di Bonifacio ha inizio all’incirca 6.500 anni fa, come testimoniano i reperti ritrovati in una grotta lungo le sue alte scogliere. All'interno della baia, l'insediamento fu popolato da mercanti greci e militari romani; dopo di loro la città cadde a lungo in mano ai pirati. Secondo la tradizione, il nome le venne attribuito quando Bonifacio II di Toscana, nell'833, rifondò qui un villaggio per difendersi dalle incursioni dei Saraceni. Abitata da coloni toscani, per due secoli rimase sotto il controllo della Repubblica di Pisa fino a quando venne conquistata dalla Repubblica di Genova, che espulse nel 1490 tutti i coloni di origine toscana. La leggenda vuole che i genovesi riuscirono ad entrare in città approfittando di un matrimonio e dello stato di ebbrezza della popolazione. I genovesi la resero una fortezza inattaccabile, facilitati dalla posizione strategica dal punto di vista geografico e topografico. La città di Bonifacio fu teatro di numerosi assalti, ma solo i francesi e i turchi riuscirono nell’intento massacrando la popolazione favoriti da un'epidemia di peste che dilagò in città proprio in quegli anni. Solo nel 1768 divenne dominio della Francia quando Genova la cedette con il Trattato di Versailles.
Oggi è una vivace cittadina turistica ricca di storia e dall'invidiabile collocazione geografica.
 
Giorno 7
Bonifacio – Isola della Maddalena
Prua sull’Isola della Maddalena! La più grande tra le isole dell’omonimo arcipelago, La Maddalena, è conosciuta in tutto il mondo per le spiagge e per le acque limpide e trasparenti che ricordano i paesaggi caraibici. La Maddalena e l'intero arcipelago sono compresi all'interno del Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, un'area protetta marina e terrestre di interesse nazionale e comunitario. Un piccolo gruppo di pastori provenienti dalla Corsica, a partire dalla metà del Seicento, prese possesso dell'Arcipelago e, soprattutto, dell'isola più grande creando le prime comunità di residenti. La città di La Maddalena, risalente al settecento, sorge a sud dell'isola principale. Facciamo una bella passeggiata per il centro storico, tra scalinate e vicoletti e raggiungiamo piazza Garibaldi, animata da caffè e locali. Ha nel suo territorio numerose spiagge, come la celebre spiaggia rosa, arenile a massima protezione ambientale situato a nord ovest dell'Arcipelago nell'isola di Budelli.
 
Giorno 8
Isola de La Maddalena – Isola di Caprera (Cala Coticcio)
Tappa: Isola di Spargi
Spostiamoci sull’isola di Caprera, seconda isola per estensione dell’Arcipelago de La Maddalena. Un tuffo all’isola di Spargi ci rilasserà: il terzo isolotto dell’arcipelago maddalenino è veramente una delizia per gli occhi: il mare color smeraldo, la sabbia bianca e gli scogli modellati dal vento ne fanno un gioiello del Mar Mediterraneo.
Caprera è incantevole con le scogliere che precipitano nel mare e con la costa che offre insenature e cale di spettacolare bellezza tra cui la famosissima Cala Coticcio, dove potremmo ancorarci per la notte.
L'isola è nota soprattutto per essere stata l'ultima dimora di Giuseppe Garibaldi. Egli acquistò infatti, con l'eredità del fratello, la metà settentrionale di Caprera fin dal 1856, vivendo inizialmente in una casetta. Qualche anno più tardi Garibaldi si fece costruire la famosa "casa bianca", oggi museo. Pochi anni dopo, una colletta dei figli e degli ammiratori gli permise di comprare anche l'altra metà dell'isola, fino a quel momento appartenuta ad un inglese.
Sull’isola di Caprera, Garibaldi cominciò a fare la vita del contadino, dedicandosi alla coltivazione dei campi ed all’allevamento di animali. Nella stanza di Garibaldi, l'orologio e i calendari appesi a una parete segnano ancora la data e l'ora della morte dell'eroe: il 2 giugno del 1882 alle ore 18.21.
 
Giorno 9
Isola di Caprera (Cala Coticcio) – Porto Cervo
Leviamo l’ancora! La nostra meta di oggi è Porto Cervo! Capitale indiscussa della vita mondana di tutta la Costa Smeralda, Porto Cervo offre molto di più: dalla piazzetta delle Chiacchiere fino al Sottopiazza, si intrecciano viuzze, finestre, balconcini, costruiti nel tipico stile della Costa Smeralda che meritano una bella passeggiata.
Da non perdere: il panorama da Porto Cervo Marina.
 
Giorno 10
Porto Cervo – Isola di Giannutri
Ci aspetta una lunga traversata! Prepariamoci ad affrontarla al meglio. L’isola di Giannutri è la più piccola dell’Arcipelago Toscano ma sicuramente merita una visita. E' frequentata soprattutto dai subacquei, attratti dal fascino dei suoi fondali intatti, ricchi di pesci, coralli e di relitti di antiche navi da esplorare. La costa quasi rocciosa è ricca di meravigliose grotte e suggestive calette, con due piccole spiagge di ghiaia nella Cala dello Spalmatoio e nella Cala Maestra. 
L'isola di Giannutri fu abitata occasionalmente durante l'Età del Bronzo e vide il suo massimo splendore con i romani, quando furono realizzati il porto ed una villa nella costa occidentale dell'isola. Terminati gli splendori di epoca romana, l'isola rimase disabitata per molti secoli, trovandosi in mare aperto con un territorio quasi piatto che non permetteva rifugi naturali in caso di incursioni piratesche. Solo i pirati, spesso, vi sbarcavano per riposare nelle grotte dell'isola, prima di salpare per assaltare le coste della Toscana. Entrata a far parte dello Stato dei Presidi nella seconda metà del Cinquecento, l'isola era considerata dagli Spagnoli il punto debole del loro territorio, che aveva un efficiente sistema difensivo. Per diversi secoli i governanti spagnoli studiarono la possibilità di realizzare a Giannutri una struttura difensiva per poter permettere lo sviluppo di insediamenti abitativi. Molti progetti di fortificazioni furono ideati, ma rimasero soltanto sulla carta.
Nonostante l’impossibilità di realizzare questi ambiziosi progetti, venne costruito, agli inizi dell'Ottocento dai Francesi, nel periodo napoleonico, il Forte della Scoperta, del quale però non rimane più traccia. Nel 1861, quando l'isola era entrata a far parte del Regno d'Italia, venne costruito lungo la costa meridionale il Faro di Capel Rosso, per segnalare l'isola alle imbarcazioni in transito.
 
Giorno 11
Isola di Giannutri – Isola del Giglio (Giglio Porto)
Di buon’ora salpiamo verso l’isola del Giglio! L’intera costa dell’isola è frastagliata da numerosissimi scogli intervallati solo da calette e baie. Giglio Porto è l’unico porto dell’isola, piccolo e pittoresco, è anche un centro abitato molto caratteristico con le case colorate e strette tra loro, che formano vicoli e stradine.
L'isola fu abitata fin dall'Età del ferro. Successivamente fu forse una base militare etrusca e anche sotto la dominazione romana fu un centro di una discreta importanza nel Mar Tirreno citato, per esempio, da Giulio Cesare nel “De bello Gallico”. A margine dell'abitato di Giglio Porto, leggermente al di sotto del livello del mare, si trovano i resti della bella villa romana che comprende mura perimetrali, resti di mosaici e affreschi, terrazza stellata e un lungo balcone pensile; l'intera area è denominata “I Castellari”. Nelle epoche successive fu governata da varie famiglie nobili dell'Italia centrale e dal 1264 dal governo pisano, che dovette poi cederla ai Medici. Nel Medioevo passò sotto il dominio della famiglia Aldobrandeschi, successivamente al comune di Perugia. Nel 1544 il pirata detto il Barbarossa saccheggiò l'isola, uccise chiunque si opponeva e deportò, come schiavi, più di 700 gigliesi. In seguito a questa sanguinosa incursione, la famiglia dei Medici ripopolò l'isola con popoli proveniente dalle terre senesi.
Da non perdere: Osservate attentamente il mare: potreste incontrare branchi di delfini, capodogli o balenottere.
 
Giorno 12
Isola del Giglio (Giglio Porto) – Porto Azzurro
Torniamo verso l’Isola d’Elba e ormeggiamo a Porto Azzurro, vivace e accogliente centro di origine spagnola.
Fu, infatti, fondato nel 1603 da Filippo III di Spagna, ai piedi del golfo nella costa orientale dell'isola, che eresse anche un forte sul promontorio che chiude a est l'insenatura.
Insieme al Forte Focardo, sull'altra sponda del golfo, costituì il sistema difensivo del golfo di Mola, base della flotta del re spagnolo Filippo III. Questo sistema difensivo mirava a frenare l'ascesa militare del Granducato di Toscana che con la fortificazione di Portoferraio possedeva una roccaforte strategica nel Tirreno, che poteva mettere seriamente in pericolo gli interessi spagnoli in questa parte del Mediterraneo. Fu annesso al regno di Napoli nel 1714, al quale restò fino al 1801, quando fu ceduto ai francesi che avevano occupato tutta la Toscana.
Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, Porto Azzurro fu quindi annesso al Granducato di Toscana fino all'Unità d'Italia. Nel XVIII e nel XIX secolo, insieme a Portoferraio e Marciana Marina, è stato il maggiore centro di pescatori dell'isola d’Elba, favorendo l'immigrazione. Nel territorio circostante sussiste, affiancando il turismo balneare, un’importante attività agricola (soprattutto frutticoltura e viticoltura).
L’allegra Piazza Matteotti è infatti il punto d’ incontro principale dei portoazzurrini. Durante la stagione estiva, numerosi spettacoli musicali, culturali e storici animano ancora di più la piazza e tutto Porto Azzurro. Il porto, spesso, in estate, è molto affollato. In questo caso possiamo rimanere in rada di fronte a Porto Azzurro, oppure spostarci su Golfo di Mola.
 
Giorno 13
Porto Azzurro – Marina di Scarlino
La nostra vacanza in barca a vela è terminata. Con calma facciamo rientro alla Marina di Scarlino. Per un ultimo tuffo, Cala Martina è perfetta. La piccola caletta, vicina al porto di Scarlino, è l’ideale per scattare le ultime foto.
43° Parallelo S.n.c.
Lungomare Garibaldi
Marina di Scarlino
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